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Sergei Eisenstein: The Anthropology of Rhythm

19 settembre 2017

Sergei Eisenstein, still from Mexican footage. Courtesy: Gosfilmofond, Moscow Sergei Eisenstein, still from Mexican footage. Courtesy: Gosfilmofond, Moscow Photographic test of the tipazh (film extra) for Bezhin Meadow by Sergei Eisenstein. Courtesy: RGALI, Moscow Photographic test of the tipazh (film extra) for Bezhin Meadow by Sergei Eisenstein. Courtesy: RGALI, Moscow Sergei Eisenstein, Écorchés vifs (Skinned alive), ink on paper, 1932. Courtesy: RGALI, Moscow Sergei Eisenstein, St. Cathérine, ink on paper, 1932. Courtesy: RGALI, Moscow Sergei Eisenstein, St. Veronica, pencil on paper, 1931. Courtesy: RGALI, Moscow Sergei Eisenstein, still from Mexican footage. Courtesy: Gosfilmofond, Moscow Sergei Eisenstein, Salomé, ink on paper, 1932. Courtesy: RGALI, Moscow

A cura di Marie Rebecchi e Elena Vogman
In collaborazione con Till Gathmann

20 settembre 2017 - 19 gennaio 2018
Opening: 19 settembre 2017, ore 18.30
Nomas Foundation, viale Somalia 33, Roma

Nomas Foundation è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra Sergei Eisenstein: The Anthropology of Rhythm (Sergej Ėjzenštejn: L’antropologia del ritmo), che si terrà il giorno 19 settembre 2017. Numerosi documenti provenienti dagli archivi di Ėjzenštejn – Archivio di Stato Russo di Letteratura e Arti (RGALI) e Fondazione Nazionale Cinematografica della Federazione Russa (Gosfilmofond) –, inclusi appunti, disegni, filmati e fotografie, saranno qui esposti per la prima volta. L’esposizione, curata dalle storiche dell’arte e del cinema Marie Rebecchi (Parigi) e Elena Vogman (Berlino), in collaborazione con l’artista e grafico Till Gathmann (Berlino), sarà visitabile fino al 19 gennaio 2018.

Il ritmo implica un cambiamento, costituisce una transizione – dalla paura alla gioia, dalla noia alla consapevolezza, da un semplice movimento a una coreografia. Il regista sovietico Sergej Ėjzenštejn ha compreso meglio di chiunque altro la necessità del ritmo nel rappresentare la trasformazione: in quanto mezzo antropologico di organizzazione delle esperienze, il ritmo diviene il principio motore della rivoluzione.

La mostra esplora il convergere della dimensione artistica e politica dell’antropologia del ritmo nei progetti non compiuti di Sergej Ėjzenštejn: Que viva Mexico! (1931-1932), Il prato di Bežin (1935-1937) e Il canale di Fergana (1939). Nelle immagini del film messicano, così come negli altri due progetti di film orientati in senso antropologico, ambientati rispettivamente in Ucraina e Uzbekistan, Ėjzenštejn mette in scena due significati di “rivoluzione”. Percepiamo così le relazioni emergenti della storia, sospese tra ripetizione e irruzione, ritorno e rivolta, tra i destini singolari – legati ai corpi o ai gesti – e la narrativa sociale e politica che ne costituisce lo sfondo. Ognuno di questi tre progetti filmici inventa così un modo unico e particolare di pensare il cinema, pur condividendo un comune modello archeologico di storia e una costruzione antropologica dello sguardo.
I materiali presentati nella mostra, concentrandosi sulla rappresentazione della gente comune e in particolare sulla varietà dei modi in cui Ėjzenštejn filmava i volti, illuminano aspetti documentari ed etnografici dell’opera del regista sovietico finora poco conosciuti.

Un volume pubblicato da NERO (Roma) accompagnerà la mostra. Il libro, progettato graficamente da Till Gathmann, comprende saggi dei curatori, traduzioni dai diari inediti di Ėjzenštejn e ulteriori documenti d’archivio.

Collegata alla mostra, una giornata di studi intitolata A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, il progetto e le forme di un cinema politico, organizzata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), sotto la direzione scientifica di Pietro Montani, avrà luogo presso La Galleria Nazionale (Roma), lunedì 13 novembre.
Un’altra giornata di studio (a cura di Giovanni Spagnoletti ed Ermanno Taviani) affronterà invece come Hollywood (e non solo il cinema americano) abbia trattato – in varie forme cinematografiche - il tema della rivoluzione e del comunismo in un solo paese.

Dal 20 al 27 novembre la rassegna cinematografica intitolata Il cinema politico in URSS dal 1924 al 1938, sarĂ  visibile presso La Casa del Cinema. In questa occasione sarĂ  presentata la copia proveniente dal Museum of Modern Art (MoMA, New York) di Eisenstein's Mexican Film: Episodes for Study, la versione del footage messicano montata da Jay Leyda.
Questi eventi sono organizzati da: Fondazione AAMOD (Roma), Fondazione Gramsci (Roma), Goethe-Institut (Roma), NERO (Roma), UniversitĂ  degli studi di Roma La Sapienza, UniversitĂ  degli studi Roma Due Tor Vergata e UniversitĂ  degli Studi Roma Tre e Nomas Foundation (Roma).

In collaborazione con: Bibliothek des Ibero-Amerikanischen Institutes (Berlino), Ethnologisches Museum, Staatliche Museen zu Berlin, Fondazione AAMOD (Roma), Fondazione Gramsci (Roma), Freie Universität (Berlino), Goethe-Institut (Roma), Gosfilmofond (Mosca), Les Documents Cinématographiques (Parigi), NERO (Roma), RGALI (Mosca), Staatsbibliothek zu Berlin, Preußischer Kulturbesitz (Berlino), Università degli studi di Roma La Sapienza, Università degli studi di Roma Due Tor Vergata, Università degli Studi Roma Tre.

Media partner: Diaphanes (Zurigo)

Con il patrocinio di: Ambasciata della Federazione Russa nella Repubblica italiana, Camera di Commercio Italo-Russa, Fondazione Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia-Russia.


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